NINA

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Sabato, 20 ottobre di buon mattino

Stamattina mi sono svegliata con una certa inquietudine.
Scelgo quindi di uscire presto, e comincio a vagare per la città, senza una meta, in compagnia dei miei soli pensieri, e della mia mancanza.
La mancanza in qualche modo negli ultimi tempi si è insinuata sottile, come una nenia malinconica e incalzante.
-In questo modo, cara Nina, lei perde di vista le mille sfumature delle albe e dei tramonti che le si parano prepotentemente davanti, e che, inevitabilmente, finisce caparbiamente per ignorare.
Quella donna ha la capacità immediata e totale di toccare i miei punti deboli, d’altra parte la pago per questo, ripeto a me stessa, immersa nel vortice confuso dei miei pensieri.
Sempre concentrata su quel meno, mi perdo tutto il più.
Banale, prevedibile, scontato.
L’aria è particolarmente pungente, l’autunno avanza a passi rapidi, e tutt’intorno la città è avvolta da una luce rosata e terribilmente romantica.
Toulouse è romantica, tutto attorno a me lo è, ma io non ho tempo per queste smancerie, e, ormai, nemmeno più la voglia.
Entro in un bar, con l’unico desiderio di prendere un po’ di calore, e trovare qualche idea per buttare giù un nuovo racconto, che la scadenza è ormai vicina, e di un’idea decente, una rivoluzione, un coupe de théâtre, nemmeno l’ombra.
-Cosa ti porto bionda?
Alzo gli occhi già pronta ad incenerire l’impavida creatura, e il più aperto e smagliante dei sorrisi mi si para davanti, lasciandomi lì in bilico, come un’equilibrista sospesa su un filo di seta, tra la voglia di lasciarmi finalmente toccare da un brivido vitale, e il costante bisogno di riportare tutto nei confini ben precisi del mio mondo perfettamente autogestito.
-Può portarmi un cappuccino bollente, senza schiuma con dolcificante, grazie.
Ah…
Aggiungo rapida e tagliente:
-E mi dia pure del lei.

In questo post indosso: cappotto Backstage, abito Zara, stivaletti Mango, bag Chanel, occhiali Optical Thomas

 

Photo Matteo Anatrella

1 Comment NINA

  1. Sil via

    Alle mie coetanee non piace essere chiamate “signora”. Io, invece, lo preferisco. È una parola che profuma di rispetto e di stile… ❤

    Reply

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