IL TEMPO DI ANDARE

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Venerdì 14 giugno, intorno alle 18.00

Ci sono stati i tempi del nero. I tempi in cui scappare dal colore era come proteggermi, chiudermi in un bozzolo di buio e nulla, annullare ogni forma di comunicazione e starmene così in santa pace, libera di crogiolarmi nel mio dolce mare fatto di autocommiserazione e infinite lagnanze.
Certo, avevo un sacco di giustificazioni, meriti e pretesti. Insomma tutta quella tristezza me l’ero sudata e guadagnata a caro prezzo.
Certo se questa dannatissima guida turistica, infarcita di chiacchiere e amenità, richiedesse un pochino meno impegno, forse un caffè con lui potrei anche concedermelo.
Certo oggi, di rosa vestita potrei, anche concedermi un brivido di sana e pura follia.
Forse potrei persino cedere.
Potrei.
Ho anche la brassière in pizzo, abbinata a delle microscopiche mutandine che così poco lasciano all’immaginazione, e santoiddio è da un bel pezzo che non faccio attenzione a certi particolari.
Certo potrei anche rischiare.
Certo potrei decidere di precipitare volutamente nel lusinghiero cliché della donna ricca, figa ed emancipata, che seduce il ragazzotto di belle speranze.

-Nina? Nina!

È il mio nome quello che sento?
Oddio ma è la sua voce!
Non è possibile (rincuoro me stessa), sono qui in mezzo al nulla, tra barche, pescatori e qualche schifosissimo gabbiano (è atavica la mia repulsione per questo odioso pennuto).
Allucinazioni acustiche.
Bene, procede tutto alla grande Nina, adesso sono arrivate anche le voci.
-Ninaaa.
E no, non è possibile. Non sono matta.
Allungo il collo per alzare lo sguardo, un po’ più su, oltre quella stupida barca che mi toglie la visuale, e lo vedo, con i jeans arrotolati, canna da pesca e secchio, prevedibilmente vuoto.

-Nina sei tu… non ci posso credere!
Esclama in tutta la sua ingenua allegria, che io di solito trovo fortemente irritante, ma chissà perché oggi mi porta un leggero fremito dietro la schiena.
-Due volte in un solo giorno, è il destino che ci vuole vicini. Ti prego non parlare. Non dire niente. Andiamo.

Mi lascio prendere la mano.
Il mio sguardo indugia su quel piercing accanto al suo labbro, e prima ch’io possa pentirmi di quello che già scorre nella mia fantasia sento la mia voce spedita e sicura:
-Andiamo.
In questo post indosso un Tailleur Pantalone Zara (leggete QUI come indossare al meglio i tailleurs), sneakers Nike, brassiere Intimissimi, Bag Le Zirre, Sunglasses Miu Miu

Photo Matteo Anatrella

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