CAPODANNO

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31 dicembre, intorno alle 12.00

-per favore amore non chiedermelo. Non farmi questa domanda che non ne posso davvero più.
Sorride e addenta voracemente un panino come se non mangiasse dal 2003.
Si siede sull’isola della mia cucina, lasciando penzolare le gambe come un ragazzino, e aspetta.
-quindi?
gli chiedo con uno sguardo che la dice lunga.
-quindi stiamo a casa. Vista anche la vigilia di Natale com’è andata (leggetela QUI se volete), direi che starcene a casa è un’idea da non scartare.

E aggiunge:
-È un sorriso quello che vedo?

Lo guardo, e provo verso quest’uomo bellissimo, un profondo e assoluto senso di gratitudine.

La verità è che il Capodanno mi fa schifo. Ma proprio schifo. Da sempre.
Meno sette, sei, cinque, quattro, tre, e quel magone che sale, quel senso d’ineluttabilità, e soprattutto quell’allegria forzata, i cappellini, le lingue di Menelik, e il demente di turno che ti trascina in un trenino che ti fa rimpiangere un Frecciarossa lanciato nello spazio.
Ma andiamo per gradi.
Sì perché tutto ‘sto livore nei confronti della festa più idiota dell’anno, ha il suo perché.
Da ragazzina sognavo di uscire, e nel frattempo mi sorbivo cenoni, parenti, e qualche stellina accesa di nascosto, perché noi siamo persone per bene, i botti sono pericolosi, entra dentro che c’è fumo e ti fa male.
Intorno ai 16 la liberazione, accompagnata da mia sorella ma posso uscire, quindi ip-ip urrà… i primi veglioni.
Ore e ore a scegliere il vestito, prepararmi come manco Moira Orfei buonanima, col risultato di addormentarmi su montagne di cappotti sparsi sui letti a caso, perché, tenerella, non ero abituata alle ore piccole.
Poi seguono infiniti Capodanno col bimbo piccolo. Quasi sempre, per la puntualissima legge di Murphy, con la febbre.
Poi gli amici, edddddddai usciamo, che bello, andiamo a vedere i fuochi. Temperatura meno 15, tradotto uncazzodifreddo, non c’ho più l’età, ho sonno, voglio tornare a casa mia.

A questo punto, dichiaro ufficialmente inaugurata la festa di NONCAPODANNO.
Niente, nada, nisba, nonseneparla.
Sono Scrooge, messa storta, quest’anno non scendo a patti, rien à faire.
Partecipanti 3.
Io, mammeta e tu.
Al massimo, a una certa, magnamose il panettone e buonanotte.
Domani è un anno nuovo.

My outfit: Coat Mango – Dress Rue45 – Cuissardes Gianvito Rossi – Bag Yves Saint Laurent – Sunglasses Ana Hickmann by Optical Thomas

 

Photo Matteo Anatrella

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